Maestro unico o più insegnanti per ogni bambino?

Non per idea politica ma solo perchè il sentire continuamente parlare di unico maestro o più insegnanti per ogni alunno delle elementari ha riportato alla luce miei ricordi che vorrei condividere……

1961 Roma Scuola Elementare Giosuè Carducci, via La Spezia 23, per me sono iniziate le scuole elementari, forse è meglio scrivere, per me è iniziata la tragedia infantile, e sì il primo giorno di scuola non lo dimenticherò mai.

Sveglia all’alba, bisognava prepararsi e c’era bisogno di qualche ora, come mai? Ma semplice, ogni bambino aveva il suo bel grembiulino, io da dolce femminucia lo avevo bianco con un bel (gigantesco forse è meglio) fiocco azzurro, le mamme ovviamente facevano a gara affinchè il grembiulino del pargolo fosse il migliore, ma, cosa fondamentale, l’orgoglio trovava vera soddisfazione nella riuscita  del fiocco. Non so come lo volevano, ricordo il mio però, azzurro, enorme, gonfio ma così gonfio che secondo me ha portato alla costruzione degli airbag qualche anno dopo.

Risento le parole di mamma sussurrate a papà quando ci ha accompaganti alla porta “Fernando mi raccomando non le comprare la pizza altrimenti si macchia il grembiulino, comprale un cornetto almeno oggi  che è il primo giorno”. Il cornetto?  Ma che ci faccio tutto il giorno con un cornetto? sono già due ore che sto impiedi ho diritto alla mia pizzetta rossa, all’asilo mangiavo sempre la pizza rossa, non bastava sto fioccone pure il grembiule bianco, uffa! Ma è solo un pensiero di bimba, rimango zitta, guardo papà, com’è grande il mio gigante buono!

In macchina me ne sto zitta zitta, il fiocco mi da fastidio, le piegoline del grembiule non mi piaccioniono ma mamma lo ha preferito così, io lo volevo semplice ma la signora dove lo avevamo comprato aveva convinto la mamma a prendere il più bello, il più costoso; ricordo le sue parole , “prenda questo la riempie un po’ è così magra”, quella vecchia cicciona, tutta invidia.

Poi papà parcheggiò la macchina vicino al negozio e ci incamminiamo verso la scuola, prima tappa al bar per la colazione,  non volevo nulla  e prendemmo solo il cornetto per portare a scuola, uscimmo dal bar e il mio papino decise di farmi un regalo importante, ” Chicca, è il tuo primo giorno di scuola, sai già scrivere, papà vuole farti un regalo importante”, entrammo in una grande carloleria che stava a San Giovanni, papà mi fece scegliere una penna stilografica, ne vidi una, era  tutta nera, bellissima, divenne mia.

Finalmente arrivammo, papà salutò Agnese, la bidella, lei ci indicò l’aula, Prima A, tante bambine tutte in bianco, tutte con fiocchi spaventosi, ma il mio poteva vincere il primato. Ci fecero entrare in classe, ci posizionammo tutte a formare una linea orizzontale, i papà e le mamme fuori, ci salutarono e andarono via. Rimansi lì, sentivo le farfalle nella pancia, poi arrivò Lei,La Maestra! Era vestita di blu, mi sembrava altissima, i suoi capelli erano neri, ci sorrise, si presentò, aveva il nome e cognome di una santa, pensai, non mi piacee, il suo sorriso non mi convinse, cominciai a giocare nervosa con la mia penna, lei la vide e subito mi prese in giro, poi mi disse che per molto tempo avremmo fatto bastoncini e quadratini con le matite e chissà quando avrei potuto usare quella inutile penna, sentì che le guance mi scottano, poi le parole mi uscirono di bocca senza che io potessi  fermarle, “So scrivere signora” lei mi corresse “Signora Maestra”, “si signora maestra, so scrivere vado a scuola di musica e so scrivere anche le note sul pentagramma”, lei mi guardò e mi sorrise, ma vidi  un ghigno, mi innervosii, strinsi forte la penna, toccai qualcosa, schizzò l’inchiostro, mentre lei si burlava di me con l’intera classe, una pioggia di schizzi blu riempì tutto il mio abitino, il fiocco appassì, mi scescero  giù due lacrimoni – ti odio maestra, ti odierò per cinque anni!

I cinque anni, sono stati un’ inferno, la maestra, il punto fermo, la seconda mamma era peggio della matrigna di cenerentola, presi a mangiucchiarmi le unghie tanto ero a disagio con lei, ma la maestra con me dimenticava quanto aveva studiato a pedagogia, quando mi chiamava diceva,  “quella bertuccia lì in fondo”.

Durante quel periodo mia madre si ammalò e tornò a stare bene che facevo la quarta, la mia maestra che avrebbe dovuto aiutarmi, chissà perchè per me non trovò mai una parola carina, ma le dichiarai guerra ed iniziai a farle tanti di quei dispetti che tremava ogni volta che entrava in classe.  Agnese, la bidella, mi faceva tante coccole, ne aveva modo poichè passavo buona parte della mattinata fuori la porta. Mio padre veniva convocato tutti i sabati dalla maestra. Davanti a me lo informava delle malefatte, mi guardava e scuoteva sempre la testa, poi però un giorno papà le chiese di farmi portare fuori da Agnese perchè doveva parlarle a quattr’occhi, non so cosa si dssero  però qualcosa da allora cambiò, La maestra smise di chiamarmi bertuccia, smise di prendermi in giro, a pensarci bene iniziò a non vedermi, senza saperlo credo di avere avuto la mia prima crisi esistenziale a nove anni.

Per mia fortuna, appena iniziai la quinta mi ammalai , paratifo, tifo e pleurite mi salvarono dalle grinfie di quella vipera, l’anno dopo rifeci la quinta e trovai il mio angelo; il primo giorno la mia vecchia maestra venne in classe dalla sua collega, per informarla che ero una bambina cattiva, irrequieta, disattenta, viziata e sinceramente non ricordo tutti gli aggettivi che usò per dare di me la giusta immagine, ricordo però il dolce angelo, che sorridendo mi guardò teneramente, allungò una mano e mi fece una tenera carezza sulla guancia, poi mi accompagnò al primo banco e disse a Crudelia  ”Scusa cara devo iniziare la lezione” e oggi è molto importante perchè ho una bella e dolce bambina da integrare nella mia classe”.

Tutto questo mi porta a credere, se avessi avuto più di un’ insegnante sicuramente la mia cara “Signora Maestra” non avrebbe potuto fare il bello e cattivo tempo, magari qualcuno avrebbe potuto capire che con me, come sarà accaduto sicuramente ad altri, non stava facendo bene il suo lavoro. Le avrebbero potuto spigare, che non è obbligatorio portare mazzetti di fiori alla maestra, magari ci sono bambini che non amano farlo, chissà forse si tratta di piccole persone che vogliono farsi amare per quello che sono.

E poi ma perchè il grembiulino, vi siete mai soffermati a vedere come  sono  belli i bambini tutti colorati fuori le scuole?

Una Risposta a “Maestro unico o più insegnanti per ogni bambino?”

  1. MadMark Dice:

    Quanto è vero quello che hai scritto, quanto potere credono di avere gli insegnanti con i bambini. Il brutto è quando alimentano la cattiveria dei tuoi compagni di classe e di te si sono fatti un’idea che non corrisponde assolutamente alla verità. Ho sempre pensato anch’io che oltre alla maestra ci sia bisogno di chi in qualche modo verifichi il suo lavoro, non un preside ma una sorta di consulente scolastico da cui puoi andare. Tra i banchi di scuola si sono consumate tante e tante ingiustizie che spesso spingono gli studenti a comportarsi nella maniera sbagliata.
    Fortunatamente ho avuto una buona maestra alle elementari, i guai per me sono venuti più tardi quando ero pienamente cosciente di certi comportamenti dei professori, ma ovviamente da studente potevo fare ben poco.


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